IL CARNEVALE
Un tempo nella domenica, tra il giovedì e il martedì grasso, affluivano al paese tante persone dalla campagna per assistere alla sfilata di carri allegorici preparati con tanta fantasia dagli abitanti del paese.
A disposizione dei partecipanti c'erano pizze fritte, salsicce, struffoli e ottimo vino in abbondanza. Anni addietro, invece, il carnevale era animato da una gara un po' originale. Due concorrenti, allegroni e scansonati, su un calesse per meglio essere osservati dal pubblico, si esibivano in una singolare prova: vinceva vistosi premi chi riusciva a mangiare, in minor tempo, più maccheroni all'uovo fini, dentro un vaso da notte, ma pulito. Era difficile e divertente perché i concorrenti avevano le mani legate dietro la schiena, quindi è da immaginare come i loro volti  fossero rossi di saporito sugo! I bambini nei giorni del carnevale si divertivano con mezzi poveri: indossavano gonne oppure abiti della nonna abbastanza lunghi, si coprivano il viso con fazzoletti ed in testa un cappellone del papà o di un parente.
Andavano con un bastone bussando di porta in porta, bussavano dicendo: "siem' gl' mascher', dacci gl' struffl' "; si accontentavano di qualche struffolo, oppure di dolcetti e di qualche monetina, così si allontanavano per ripetere la bussatina ad altre porte. Con l'andare degli anni i fazzoletti vennero sostituiti con maschere (da dieci lire), chi poteva permetterselo acquistava quelle di plastica, più costose. Erano mascherate infantili: le bambine si vestivano da maschietti e questi da femminucce. Tutto era semplice, tutto era bello!